Ascoltare i Massive Attack nel metrò credo sia la dimensione a loro piu’ consona.
I volti delle persone assumono l’aspetto di un quadro espressionista.
Muovo gli occhi come una macchina da presa lo sguardo cola sulle cose lascia
macchie di luce
strisce di colore.

Al finestrino, ultima carrozza. Sento le porte aprirsi la gente uscire.
Si riversa nel monitor della banchina
lo svuota
come se l’esito fosse
l’estinzione.
L’attesa si deposita sui cappotti
ne fa macigni
neri come
dei pendolari i pensieri.

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Messo il tag: sentirsi alieni, viaggi (mentali e non)

Appena tornato da una toccata e fuga a Londra per lavoro, trascrivo alcuni pensierini fatti nel breve soggiorno inglese.
- Chi dice che gli italiani sono rumorosi, non è mai stato in un pub inglese.
- Perché diavolo scrivono ONE POUND a caratteri lillipuzziani su monetine tipo gettoni da juke box? (Per non parlare dei 20 cent, che per decifrarli devi aver studiato numismatica)
- Anche i pedoni inglesi passano col rosso.
- Guardie giurate nere, commessi pakistani, cassiere musulmane: it’s England, baby!
- Londra fa venire voglia di avere 20 anni, mollare tutto e trovare qualcosa da fare lì.
- E’ decisamente la New York d’Europa.
- Ma quanta plastica consumano gli inglesi? 
- Ma c’è un inglese che non ha un blackberry o un i-Phone?
- “Thank you very much indeed”; non so, sarà per come lo pronunciano, ma mi piace tantissimo.
- Cammini per strade e isolati e non trovi un negozio. Oppure ne trovi uno che ha “cibo e notizie”. C’è bisogno di altro, nella vita? 


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Messo il tag: sentirsi alieni, viaggi (mentali e non)
Da spendaccione che ero in gioventu’, col tempo sono diventato piuttosto parsimonioso. Diciamo che spendo con piu’ attenzione e secondo una scala di priorità ben precisa.
La scala prevede che l’oggetto potenzialmente acquistabile sia, nell’ordine: 1-indispensabile, 2-necessario, 3-utile, 4-accessorio, 5-inutile
Ovviamente l’acquisto, al 99% dei casi, avviene solo se l’acquisto da fare è di grado 1, ovvero indispensabile. Il grado 2 è tollerato, il 3 possibile, il 4 non auspicabile, il 5 ha come prerequisito un momento di debolezza o rincoglionimento, diciamo un movimento sismico sussulturio-ondulatorio della corteccia celebrale che mette per un momento in tilt le sinapsi del sistema raziocinante atto alla gestione del portafoglio.
Quando però si fanno acquisti di grado 4 e 5 della mia personale scala, cioè quelli dovuti piu’ a un sussulto che ha un bisogno, c’è un perché. Premetto che tutto ciò può suonare come bieca e patetica giustificazione piu’ dialettica che morale al tutto, però ci ho pensato non da oggi e sono giunto alla seguente conclusione: l’acquisto di un bene accessorio è non solo a volte taumaturgico dal punto di vista psichico-umorale (su questo ci sono anche studi specifici), ma un sintomo di ottimismo. Sì, ottimismo. E vi spiego brevemente il perché.
Metti che sei lì che passi piu’ volte davanti a quella vetrina, o consulti da tempo quella pagina web dove hai adocchiato il bene in questione. Ti chiedi: ne ho davvero bisogno? No. Almeno non nell’immediato. Posso prenderne uno equivalente che soddisferebbe le mie esigenze del momento e costerebbe di meno? Sì. Eppure. Eppure questo mi piace troppo.
Non è il fatto di averne un bisogno concreto; è che ne ho bisogno dal punto di vista estetico-personale. Costa, è vero. Ma non sono nemmeno in un momento così negativo, dal punto di vista finanziario. E poi – ecco, che QUI scatta l’ottimismo – sento che le cose andranno meglio in futuro, e magari il possesso di QUESTO oggetto renderà la strada ancora piu’ spianata verso il raggiungimento dei miei obbiettivi. Come? Beh, prima di tutto per il semplice fatto che sarò di umore migliore e insomma si sa che con un approccio positivo è importante. Insomma, io lo compro. Non sono messo così male da non potermelo permettere e sicuramente il mio futuro mi riserva anche periodi piu’ floridi in cui mi dirò “beh, a saperlo, potevo prenderlo già da allora, invece di aspettare tanto”.
Ecco.
Sappiamo che il nostro cervello (e il nostro animo) è un acrobata quando si tratta di giustificare e giustificarsi gli atti anche piu’ orribili. Figuriamoci un innocuo acquisto.
E insomma, ho comprato un nuovo cellulare.
P.S.: A pensarci bene, si compra qualcosa anche perché ci si accorge che si è cambiati, o si sta cambiando, e non ci riconosciamo piu’ anche negli oggetti che possediamo. Non ci rappresentano piu’. E qui direi che siamo quasi al grado 2.

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