Del perché Luciana Littizzetto è più dannosa di Emilio Fede per la crescita culturale, politica e spirituale degli italiani

Del perché Luciana Littizzetto è più dannosa di Emilio Fede per la crescita culturale, politica e spirituale degli italiani.

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PaMarasca

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Intanto da qui ringrazio tutti quelli che hanno partecipato all’incontro che si è tenuto ieri, giovedì 28 marzo, al teatro delle muse sulla cultura ad Ancona. Eravate tanti, e grazie grazie grazie. Poiché in quell’incontro ho parlato anche dell’utilizzo di internet ai fini della trasparenza e della narrazione di quel che si fa, beh, quale modo migliore di dimostrarlo immediatamente. Ecco, senza una revisione e quindi con la qualità di scrittura che si riserva a note da tenere lì per scongiurare la perdita del filo, gli appunti che ho seguito, in definitiva quel che ho detto – così, chi non c’era, può darci un’occhiata. Naturalmente ringrazio la candidata a sindaco Valeria Mancinelli per avermi chiesto di studiare la faccenda e di metterci del mio.

 

Incontro La cultura che unisce, sala Melpomene, Teatro delle Muse, 28 marzo 

1.

Per preparare questo breve intervento ho parlato con molte persone che…

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Ippocrate senza medicine

Che la Grecia torni alla dracma o no, che il default sia dichiarato o meno, sembra ormai più una questione di forma che di sostanza: nel settore sanitario la Grecia è già in bancarotta, visto che lo stato non riesce più a pagare le medicine e nessuno è più disposto a far credito a ospedali pubblici e in generale al servizio sanitario nazionale.
Proprio qualche giorno fa una collega mi diceva che, contrariamente al solito, le hanno fatto pagare il vaccino per il figlio perché le farmacie non accettano più la copertura sanitaria statale, dato che non vengono risarcite da mesi e mesi (e per questa ragione qualche giorno fa hanno scioperato).

Sempre più frequenti sono i casi di malati di cancro che non riescono a reperire i medicinali, spesso costosissimi, per le loro cure: qualche giorno fa alla radio il caso di una donna che aveva assolutamente bisogno di un farmaco (costo: quasi 5000 euro) che il servizio nazionale non eroga più. “Si rivolga agli ospedali”, le dicono. Ma gli ospedali rifiutano di darle il farmaco: “Ne abbiamo a malapena per i nostri ricoverati”.

Un buco che ad oggi ammonta a 44 miliardi di euro e l’associazione di fornitori di materiale medico ha annunciato che dal prossimo martedi cesseranno l’erogazione anche di siringhe, garze, guanti e simili a sei dei maggiori ospedali della capitale. Sono solo i primi effetti di un collasso che ormai risulta evidente, quotidiano, drammaticamente reale.

Von Clausewitz sosteneva che la politica è la guerra condotta con altri mezzi, ma visto che ormai la politica è succube dell’economia finanziaria e le armi della finanza sono il corrispettivo di quelle nucleari, non penso sia esagerato dire che i suoi effetti sugli stati, sono proprio quelli di una guerra: economia al collasso, popolazione in ginocchio, servizi basilari annientati.

Non c’è più bisogno di bombardamenti, la corsa agli armamenti sembra futile e infantile di fronte alla desolazione di cui è capace la rapacità e l’assoluta immoralità degli speculatori, la corruzione su vasta scala, l’indifferenza politica, il capitale assurto a unico criterio di misura delle cose.

E Atene, probabilmente, rappresenta solo l’inizio.

le bombe di Damasco devastano anche i ricordi

Ci ho vissuto 4 anni, a Damasco. Ci ho sposato mia moglie, la cui famiglia vive a poche centinaia di metri di distanza dal luogo dove oggi  è esplosa la bomba che ha fatto il maggior numero di vittime e di danni. Una loro telefonata questa mattina prima delle 8 per tranquillizzarci: “Qualsiasi cosa vedrai alla tv non ti preoccupare: stiamo tutti bene, nessuno era in ancora in giro”. Le prime notizie le ho da twitter, e contemporaneamente mia moglie va sui canali televisivi arabi, che inizialmente diffondono solo la notizia in poche righe. Solo dopo la tv siriana mostra le prime immagini.  Agghiaccianti.

La bomba  è esplosa in una delle sedi dei servizi segreti in pieno centro di Damasco, a pochi passi dalla città vecchia e alle soglie del quartiere cristiano di Quassa’a. Le case negli immediati paraggi sono distrutte come se la bomba fosse esplosa anche dentro gli appartamenti. La camera mostra famiglie terrorizzare sui pianerottoli con le porte d’entrata letteralmente scardinate come da un tornado, i mobili dei saloni sottosopra, vetrate infrante, polvere dappertutto.

La zona è molto trafficata, in quel punto esatto c’è una piazza a raggiera in cui converge il traffico da una delle vie principali, Sharia Baghdad e che immette nelle zone più periferiche, ma anche nelle aree intorno, molto abitate. Ci sono quindi moltissime macchine ridotte a lamiere fumanti, purtroppo la telecamera indugia anche su molti resti umani ben evidenti con i loro colori accesi nel colore scuro del ferro ritorto. Dicono ci sia anche un pulmino della scuola, tra quelle lamiere. Penso al bambino di mia cognata che solo per caso oggi non è andato a scuola, non stava benissimo e lei ha preferito lasciarlo a casa. A quell’ora il pulmino sarebbe passato proprio accanto al luogo dell’esplosione.

Ho abitato nelle vicinanze quasi per due anni. Ci ho camminato decine di volte, in quell’area, centinaia. L’ultima un anno fa, con la mia figlia maggiore: gli uffici governativi oggi saltati in area hanno, come tutti, un ritratto enorme di Bashar Al Assad e la bandiera siriana: Giulia diceva “la bandiera di mamma ha sempre quel signore vicino”.

E’ una bella giornata di sole a Damasco, oggi. Quelle giornate dove il cielo contrasta in maniera bellissima con le colline desertiche giallo ocra che circondano la capitale siriana. Sono sicuro che c’è anche un bel venticello primaverile che scuote un po’ le palme e diffonde il primo timido odore di gelsomino.

Damasco preferisco ricordarmela così, cullata dai canti dei muezzin, sorretta dai delicati steli di minareti che a sera si illuminano di verde. La Damasco che ho lasciato con il corpo, ma mai con la mente.

Ed ora, tutto questo.

nostalgia di suoni strani

A chi mi chiede cosa mi manca dell’Italia rispondo spesso in modo vago, non insincero, ma parziale, impreciso: gli amici, certo, la famiglia, il cibo (certo cibo), i paesini. Ma sono assenze ovvie, cui si fa il callo, volenti o nolenti. Le si mette in conto quando si parte e ancor più quando di decide di restare.
Diverso è dire che mi manca il dialetto. Non il mio in particolare (o non solo), ma il dialetto in generale, gli accenti e le inflessioni diverse da ascoltare, da riconoscere, da assaporare. Una delle ricchezze dell’Italia sta nella sua lingua tanto ricca nelle sue sfumature e nelle sue derivazioni, capaci di cambiare dopo appena pochi chilometri.
Vivere all’estero ti priva di molte cose, ma io sento sempre più spesso ormai quasi solo questa: questo viaggio linguistico continuo, dove le volgarità si alternano alle arguzie, alle battute salaci, geniali.
E ogni volta che torno in Italia le cerco, tendo le orecchie e sorrido ogni volta che le capto.

Fateci caso, quando vi capita.

il referendum? Tutta una finta…

Quello di oggi sembra essere un giorno storico per la Grecia (e forse non solo) o almeno in questo modo lo stanno vivendo i greci. Vorrei quindi seguirlo in diretta da qui, condividendolo con voi.

Ore 20,15: conclude il suo discorso Antonios Samaras, leader del maggior partito di opposizione. Un discorso dai toni duri nei confronti di Papandreou, di cui chiede le dimissioni. “Non eravamo e non siamo contro le misure per evitare il default, eravamo e siamo contro la politica fallimentare del governo che sta riportando il paese alla dracma. Non voglio alzare i toni, ma non accetto che si propongano referendum contro l’euro, perché era di questo che si sarebbe trattato: un ricatto nei confronti del popolo greco”.

Sale a parlare di nuovo Venizelos ed esordisce esprimendo rammarico per la posizione di Nea Democratia, “molto diversa da quella di appena poche ore fa, in cui Samaras si diceva disposto a collaborare”.
Gli analisti non credono che già da domani sera Giorgos Papandreou sarà ancora il primo ministro greco.

Ore 18,35: Giorgios Papandreou ha appena finito il suo discorso grondante retorica e buone intenzioni. I punti salienti:
– oggi è un grande giorno per la Grecia: il giorno in cui si volterà pagina, si cambierà mentalità, perché gli stati non falliscono, falliscono le mentalità;

– il referendum non era mirato al rifiuto o meno dell’euro, ma al rifiuto o meno degli accordi del26 ottobre;

– non è possibile che decidano i mercati e non i governi, e non i popoli: il referendum era il segno che avremmo dato importanza e peso al parere del popolo greco;

E via di questo passo. Ora parla Venizelos, il ministro delle finanze, che appoggia la linea del primo ministro.

Ore 15,30: Giorgios Papandreou, rivolgendosi proprio in queste ore al Parlamento, ha affermato che il referendum è stata una “necessaria minaccia” per costringere il suo principale avversario Antonios Samaràs ad “assumersi le sue responsabilità”. Quali responsabilità? Da una parte riconoscere che il taglio di 100 miliardi di euro era necessario e dall’altra riconoscere la necessità di un governo di salvezza nazionale costituito dai due maggiori partiti, il socialista Pasok e il liberista Nea Democratia.

Questo significa dimissioni? Sembra di no (anche se fonti riportate anche dalla BBC parlavano già di un probabile governo tecnico guidato da Lucas Papadimo, vicepresidente – non un caso, penso – della Bce); ma sicuramente significa che il famigerato referendum non si farà. E le borse, sembra, già hanno accolto con un rialzo la dichiarazione.
Resta il fatto di aver causato il collasso delle Borse europee, con ben1,3 trilioni di dollari bruciati in una giornata, tutto questo solo per minacciare il tuo avversario politico.
Una parlamentare europea greca ha dichiarato alla tv, testualmente: “solo un malato di mente poteva fare una cosa del genere”.

Resnick colpisce ancora

Dopo Il panchinaro e Ricordi, 40K ci propone un altro racconto di Mike Resnick, forse il più premiato autore di racconti brevi contemporaneo.
Quello che sei e’ una storia lieve e godibilissima, dove ancora una volta la fantascienza e’ solo un pretesto, un’espediente per mettere la natura umana a diretto contatto con i propri più remoti desideri, passioni e pulsioni, che a loro volta si concretizzano e si incarnano in creature che sembrano reali.
Insomma, vien da dire: Resnick non delude mai, e nemmeno quelli di 40K, giovane casa editrice solo digitale che farebbe venire voglia di procurarsi un ereader anche ai cartacei più riottosi.