Crisi greca? Vota che (non) ti passa!

Visto che aveva fatto scalpore, si replica lo spettacolo: peccato che l’attuale tragedia greca non si svolga nel teatro di Dioniso e che non si tratti affatto di finzione.

Le elezioni del 6 maggio scorso non hanno messo nessun partito nelle condizioni di formare una coalizione verosimile per un nuovo governo. O meglio: nessun leader ha fatto un passo indietro affinché fosse possibile un accordo con altri partiti, primo fra tutti Samaràs (Nea Democratia, centro-destra), che aveva fatto di tutto per andare alle urne, convinto chissà per quale arcana ragione che il suo partito ne uscisse vincitore e in grado di formare un governo, magari in coabitazione con il Pasok, fino a ieri acerrimo rivale e ora unica sponda per un governo di “salvezza nazionale”.
Samaràs ha commesso un errore politico enorme: consegnando il Paese all’incertezza più assoluta prima e ora puntando una seconda volta su nuove elezioni, si dimostra recidivo e doppiamente miope. Gli scenari in cui spera questa volta sono tre (e probabilmente spera in un insieme di essi):

– una parte del 35% degli astenuti (in buona parte ex elettori di ND e del Pasok), spaventata dalla situazione estremamente perigliosa in cui si trova la Grecia, “nave senza nocchiero”, torni all’ovile e, magari turandosi il naso voti di nuovo i due maggiori partiti storici, che con un 20% ciascuno potranno – turandosi il naso a loro volta – formare un governo di coalizione;

– una parte dei voti perduti a vantaggio di altre formazioni (dagli Indipendenti greci di Kammenos, fuoriuscito proprio da ND, ai neonazisti di “Alba d’oro) rifluisca di nuovo nelle vene esangui del suo partito, che rispetto al 2009 ha subìto una considerevole emorragia;

– con il Partito Comunista al palo (rifiutano ogni coinvolgimento in un qualsiasi governo, anche fosse di sinistra), spera che sia ridimensionato il grande exploit del SYRIZA del giovane Tsipras, che dal 3% e qualcosa è arrivato a essere il secondo partito di Grecia con il 16%.

Peccato per Samaràs che quest’ultimo scenario venga già smentito da recenti sondaggi che anzi danno Tsipras in ulteriore ascesa a oltre il 20% .
Per quanto riguarda le altre due prospettive, sarà tutto da vedere (ma gli ultimissimi sondaggi, riportati anche in un bell’articolo sull’Economist, non sembrano dar ragione a Samaras) : la speranza unanime è che questa seconda tornata elettorale riporti l’inquietante “Alba d’oro” a percentuali inferiori e quindi fuori dal Parlamento.
Dove però andranno i voti eventualmente (e presumibilmente) persi dai neonazisti e forse anche dagli Indipendenti di centrodestra ê tutto da vedere.
Seconda incognita è se il numero di astenuti diminuirà (e a favore di chi) o, al contrario, aumenterà; in quest’ultimo caso, credo, ne farebbero le spese soprattutto – e di nuovo – i due partiti maggiori.
Ultima incognita è se il frammentato arcipelago dei movimenti e partitini di sinistra non si dissolverà a vantaggio del giovane Tsipras, che con una campagna elettorale contro le misure volute dalla Troika ma non rinnegando l’Europa e l’euro ha avuto finora vita facile nel catalizzare i voti dei tantissimi greci esasperati.
Se mai andrà al governo il SYRIZA, la questione non sarà tanto se manterrà le promesse, quanto se risulterà realizzabile e non contradditorio un tale programma, soprattutto agli occhi della Germania e dei mercati.
Ma dopo la batosta della Merkel e la vittoria di Hollande in Francia, è probabile che i greci vorranno proprio rafforzare questo messaggio: no alla dittatura dei mercati, no alla politica europea unidirezionale in senso teutonico, sì all’euro e all’Europa ma come risorsa, non come ricatto.

(intanto, come anche riferisce Wall Street Italia, continua la fuga dei capitali dalle banche, chi ha un qualche deposito lo ritira e si teme che, con il deteriorarsi della situazione,il fenomeno possa assumere dimensioni rischiose. Proprio oggi alla radio greca un impiegato bancario diceva: “i clienti ci fanno domande a cui non sappiamo rispondere o a cui rispondiamo sapendo di mentire”).

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