Grecia: il breve passo dalla crisi economica a quella sociale

La prima pagina di oggi del Kathimerini, una delle principali testate nazionali, mette in evidenza l’esito di un sondaggio sulle intenzioni di voto dei greci alle prossime elezioni che si terranno tra poco più di un mese.
Scontato il vantaggio del partito di centro-destra Nea Democratia (circa il 22%) sui sedicenti socialisti del Pasok (15%), i due maggiori partiti che si sono alternati negli ultimi lustri e quindi correi della situazione attuale; scontate allo stesso modo sia l’impossibilità di Samaras (leader di ND) di governare da solo, sia l’alta percentuale di astenuti (20%).
Una delle sorprese sta nel balzo di alcune formazioni di sinistra (più radicale la formazione del SYRIZA, più moderata – e ambigua – quella dei Democratici di Sinistra) che, insieme ai comunisti del KKE, potrebbero portare a casa un inedito 36% equamente spartito. Ma, in Grecia come altrove, l’unità non è una parola che si abbina con la sinistra, tanto più che lo stesso SYRIZA è una formazione di fuoriusciti dal KKE e continuano a litigare senza nemmeno tentare un accordo.

Tutto ciò apre quindi la strada all’altra sorpresa dei sondaggi: il partito xenofobo e quasi neonazista della Hrisì Avghì (Alba d’oro) oltrepassa lo sbarramento per entrare in parlamento proprio ai danni dell’altro schieramento xenofobo del LAOS (“popolo”) che evidentemente non lo era più abbastanza o è sembrato troppo compromettersi con il governo Papadimos, avendolo inizialmente anche appoggiato.
In totale, alla prossima tornata elettorale gruppi e gruppetti di destra xenofoba potrebbero sfiorare il 10%.
Samaràs ha annusato l’aria e per arginare l’emorragia di voti a destra ha iniziato a cavalcare anche lui lo spettro degl immigrati e la politica della tolleranza zero.
Da giorni la polizia esegue “operazioni-scopa”, come le chiamano qui, nel centro di Atene dove vivono – si fa per dire – centinaia di migliaia di stranieri per lo più irregolari, che ora vengono indicati non solo come pericolo per la sicurezza ma anche per l’igiene e si preparano centri di raccolta in aree periferiche dove però gli abitanti non li vogliono, anche se il ministro, per indorare la pillola, sostiene che darebbero lavoro a molti.
Allo stesso tempo vengono mostrati progetti in 3D che mostrano come sarà bello e moderno ed elegante il centro di Atene dopo che sarà dato inizio ai lavori promessi – ma a patto beninteso che venga prima ripulito di tutti i brutti sporchi e cattivi che lo infettano.
Insomma, in questo tipo di atmosfera non c’è nemmeno da stupirsi che gli estremisti di destra raccolgano il favore delle preferenze.

La crisi porta, come sempre, alla guerra tra poveri e alla ricerca del capro espiatorio. Dinamica politico-sociale tanto vetusta quanto rischiosa. Rischiosissima, in un momento simile e in un paese già diffidente nei confronti degli immigrati.
Il baratro, insomma, rischia di non essere solo economico.

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