le bombe di Damasco devastano anche i ricordi

Ci ho vissuto 4 anni, a Damasco. Ci ho sposato mia moglie, la cui famiglia vive a poche centinaia di metri di distanza dal luogo dove oggi  è esplosa la bomba che ha fatto il maggior numero di vittime e di danni. Una loro telefonata questa mattina prima delle 8 per tranquillizzarci: “Qualsiasi cosa vedrai alla tv non ti preoccupare: stiamo tutti bene, nessuno era in ancora in giro”. Le prime notizie le ho da twitter, e contemporaneamente mia moglie va sui canali televisivi arabi, che inizialmente diffondono solo la notizia in poche righe. Solo dopo la tv siriana mostra le prime immagini.  Agghiaccianti.

La bomba  è esplosa in una delle sedi dei servizi segreti in pieno centro di Damasco, a pochi passi dalla città vecchia e alle soglie del quartiere cristiano di Quassa’a. Le case negli immediati paraggi sono distrutte come se la bomba fosse esplosa anche dentro gli appartamenti. La camera mostra famiglie terrorizzare sui pianerottoli con le porte d’entrata letteralmente scardinate come da un tornado, i mobili dei saloni sottosopra, vetrate infrante, polvere dappertutto.

La zona è molto trafficata, in quel punto esatto c’è una piazza a raggiera in cui converge il traffico da una delle vie principali, Sharia Baghdad e che immette nelle zone più periferiche, ma anche nelle aree intorno, molto abitate. Ci sono quindi moltissime macchine ridotte a lamiere fumanti, purtroppo la telecamera indugia anche su molti resti umani ben evidenti con i loro colori accesi nel colore scuro del ferro ritorto. Dicono ci sia anche un pulmino della scuola, tra quelle lamiere. Penso al bambino di mia cognata che solo per caso oggi non è andato a scuola, non stava benissimo e lei ha preferito lasciarlo a casa. A quell’ora il pulmino sarebbe passato proprio accanto al luogo dell’esplosione.

Ho abitato nelle vicinanze quasi per due anni. Ci ho camminato decine di volte, in quell’area, centinaia. L’ultima un anno fa, con la mia figlia maggiore: gli uffici governativi oggi saltati in area hanno, come tutti, un ritratto enorme di Bashar Al Assad e la bandiera siriana: Giulia diceva “la bandiera di mamma ha sempre quel signore vicino”.

E’ una bella giornata di sole a Damasco, oggi. Quelle giornate dove il cielo contrasta in maniera bellissima con le colline desertiche giallo ocra che circondano la capitale siriana. Sono sicuro che c’è anche un bel venticello primaverile che scuote un po’ le palme e diffonde il primo timido odore di gelsomino.

Damasco preferisco ricordarmela così, cullata dai canti dei muezzin, sorretta dai delicati steli di minareti che a sera si illuminano di verde. La Damasco che ho lasciato con il corpo, ma mai con la mente.

Ed ora, tutto questo.

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