Le ‘colpe’ della Grecia e le responsabilità dell’Europa

Qualcuno mi chiede di commentare questo articolo a firma di Michele Boldrin comparso qualche giorno fa su l’Inkiesta.

L’articolo in questione dice alcune verità, ma non tutta la verità. Rimane in superficie e non scende (penso volutamente) in profondità. Accusa chi ragiona in modo semplicistico ma poi mi sembra che imiti questo modo di fare, citando qualche dato – peraltro in modo impreciso – e senza evidenziare alcune contraddizioni non solo del sistema ellenico, ma di quello europeo, se non mondiale.

Non la voglio fare lunga, preciso solo alcune affermazioni di Boldrin: è vero, qui gli impiegati del settore pubblico hanno usufruito fino a poco fa di alcune agevolazioni davvero discutibili, tra tutte il fatto che solo chi lavora nel pubblico abbia diritto al TFR. Cosa incredibile, se ci si pensa e infatti io che lavoro nel privato ancora la devo elaborare. Determinate categorie di dipendenti pubblici hanno bonus e contributi vari al limite del paradossale e raddoppiano, se non triplicano, il loro stipendio, pur lavorando, quantitivamente per numero di ore, molto meno di molti impiegati nel settore privato (io per dire smetto alle 17.30, un impiegato pubblico alle 15 massimo ha finito). Spesso mi sono chiesto dove fossero i sindacati quando si decidevano certe cose, ma poi ho pensato che ogni fenomeno va contestualizzato. La Grecia ha una storia politica, sociale ed economica totalmente diversa dall’Italia e ogni confronto rimane sempre parziale, specioso, superficiale. In Italia la spina dorsale dell’economia è costituita dall’industria privata, che invece qui in Grecia è quasi totalmente assente. Certo i cittadini non sono mai scesi in piazza di fronte all’esagerata espansione del settore pubblico, ma anzi ne hanno approfittato per piazzare figli e parenti grazie a qualche conoscenza importante. Ma sappiamo bene che anche in Italia questa è la regola.

Quello che non dice Boldrini è che l’Europa è rimasta sempre sostanzialmente indifferente, se non complice, quando il governo greco presentava conti fasulli, quando i dati sull’economia greca si facevano allarmanti. Non dice, come invece sottolinea uno dei suoi commentatori (citando anche una delle tanti fonti) che in cambio degli aiuti economici Germania e Francia hanno imposto al governo greco l’acquisto di armamenti di loro fabbricazione (e qui devo dare ragione ha chi sostiene che i greci dovrebbero smetterla di cadere nella favola del “nemico turco” in nome del quale la Grecia spende in armamenti ben il 5% del suo PIL). Non dice soprattutto molte cose interessanti e giuste che secondo me vengono dette nel documentario “Debitocrazia”, che invito tutti a guardare e che riporto qui di seguito.

Infine, vorrei chiedere a Boldrin, come a tutti coloro che puntano l’indice su questo  o quel paese europeo ridotto sul lastrico: ma siete sicuri che il sistema che ha portato a questa situazione sia scevro da responsabilità? Siete sicuri che abbia senso un mondo in cui si gesticono quantità enormi di denaro che non esiste? Siete sicuri che sia un bene che il capitale abbia ceduto il terreno alla finanza, e si tratta ora di un terreno impalpabile, insidiosissimo, senza rete e senza garanzie per nessuno?

Se lo chiede anche un recente articolo su Guardian, dal titolo: “La Grecia ci mostra come protestare di fronte a un sistema fallito“. Magari il tono è a volte un po’ barricadero, ma vi consiglio di leggerlo dall’inizio alla fine.

E ora, buona visione.

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4 thoughts on “Le ‘colpe’ della Grecia e le responsabilità dell’Europa

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