la grecia a (piccoli) pezzi parte seconda: la gente

Atene,  ottobre 2011

La settimana di scioperi è passata, ma sembra già che altre seguiranno presto. Il 19 e il 20 ottobre due fluviali manifestazioni hanno invaso le vie della capitale greca lasciandosi dietro, proprio come un’inondazione, la loro scia di detriti: barricate sventrate, pietre e marmi usati come proiettili, negozi, stazioni dell’autobus, cassonetti incendiati. E’ anche morto un uomo, un sindacalista 53enne vittima di un arresto cardiaco. C’è chi dice sia stato prima colpito da un lacrimogeno della polizia, chi dice una pietra degli “anarchici”, chi ancora sostiene che i lacrimogeni volavano da ambedue le parti, molti venivano raccolti e rilanciati al mittente. Come sempre la verità, se vedrà mai la luce, lo farà tardi, quando ormai non servirà a niente.

Quello che è indubitabile è che durante la manifestazione del 20 ottobre gli scontri più violenti sono stati tra i cosiddetti “anarco-insurrezionalisti” (qualsiasi cosa questo voglia significare) e il servizio d’ordine del PAME, il sindacato del KKE, il Partito Comunista greco (quindi una sorta di FIOM ellenica, costituita per lo più da “camalli” del Pireo e operai). Un interessante reportage fotografico testimonia della violenza e dell’intensità degli scontri, con la polizia che per un’ora si è goduta lo spettacolo senza intervenire.

I commenti ovviamente si sono sprecati, sia da parte dei giornalisti sia da parte dei politici, ma quello che ritengo più significativo sono la analisi emerse a freddo e che in sostanza riassumono un po’ quanto si dice da qualche tempo qui in Grecia:

L’eventuale caduta del governo Papandreu non cambierebbe molto la situazione: per quanto inetto e maldestro si stia dimostrando il primo ministro, le decisioni ormai non le prende più lui, ma la cosiddetta “troika” (Fondo monetario internazionale, Banca centrale europea e Commissione europea). A proposito della troika, oggi Linkiesta è uscita con un documento in esclusiva stilato dai funzionari che ormai da mesi vengono ad Atene per verificare come procedono le misure prese dal governo. Ebbene, in questa relazione si riconosce ormai quasi esplicitamente il fallimento dello stato greco, senza nemmeno tante perifrasi, a quanto pare. Lo potete comunque leggere qui (notizia e documento).

Per quanto riguarda il fatto che Papadreu sia, oltre che inetto, anche maldestro, basti dire che proprio due giorni fa ha invitato il leader del partito d’opposizione (Nea Democratia) a un incontro per concordare un governo di salvezza nazionale, ma poco prima, durante un discorso al gruppo parlamentare del PASOK, aveva pensato bene di sparare a zero sui 5 anni di governo di Nea Democratia riversando su di esso tutte le colpe, dimenticando però che degli ultimi 30 anni, ben 21 li ha passati al governo il PASOK – fondato da suo padre.

Una situazione atavica, quindi, non solo politica ma anche sociale. Non sono in pochi infatti ormai ad ammettere che è necessaria una svolta di 180 gradi della stessa società greca, della mentalità che è stata instillata da sei lustri nel popolo greco, una mentalità che ha condotto il greco medio a vivere al di sopra delle proprie possibilità indebitandosi con mutui e carte di credito (che le banche hanno elargito sempre molto generosamente ai cittadini); che lo ha convinto che bastava un amico influente o un parente in qualche ingranaggio, seppur minore, del sistema per avere il futuro assicurato (cioè nel pubblico impiego, che occupa il 10% della popolazione attiva); che ha sempre accettato di pagare bustarelle per ogni cosa, dall’operazione alla prostata all’esame per la patente e ha convissuto pacificamente (direi: in modo complice) con la corruzione ad ogni livello della vita quotidiana.

Ora la festa sembra finita, non solo certo per i (de)meriti greci, visto che anche altrove non è che si sta poi molto meglio. Ovviamente alla base di tutto c’è la rapacità e l’inaccettabile perversità delle peggiori logiche del mondo finanziario che hanno finito con il permeare la nostra vita in maniera devastante. Se poi ci si mettono 30 anni di opportunismo politico, di diffusa illegalità resa prassi quotidiana (oddio, a volte mi sembra di parlare dell’Italia) e di sostanziale apatia civica, il risultato non poteva che essere un’implosione di questo tipo, dove anche le nonnine tirano sassi contro i poliziotti (vedi video a seguire).

La prossima settimana si riparte con altri scioperi. Se nel frattempo il paese non sarà fallito anche al di fuori dei documenti “strettamente riservati” della famigerata troika.

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