La Grecia a (piccoli) pezzi, parte prima: i rifiuti

Atene, 17 ottobre 2011

Oggi è il quindicesimo (o sedicesimo, ho perso il conto) giorno di chiusura della più grande discarica dell’Attica, occupata dai sindacalisti che protestano per le solite ragioni (che loro stessi hanno contribuito a creare). Ieri hanno rifiutato l’appello dei medici che li invitavano a permettere la raccolta dei rifiuti almeno presso gli ospedali.

Per fortuna la temperatura è scesa, perché altrimenti il tanfo per le trade di Atene sarebbe stato ancora più nauseabondo di quanto già non sia.

Purtroppo però ieri ha piovuto tutto il giorno, con conseguenze immaginabili .

Per fortuna (si fa per dire) al contempo le famiglie consumano meno: lo scorso anno, in una situazione analoga le montagne di rifiuti erano ancora più alte e raggiungevano anche il metro e mezzzo e oltre.

Purtroppo le famiglie non riescono a consumare più come prima: chi non ha perso il lavoro (ben il 18% dei greci è disoccupato e il tasso cresce in modo esponenziale ogni mese) si è visto decurtare lo stipendio del 30 o anche 40%. Una famiglia che conosciamo, lei infermiera lui tipografo, hanno visto crollare le loro entrate dai 2000 e più euro ai 900 circa attuali. Per lei che lavora nel pubblico il taglio del governo, lui non vede un euro da 5 mesi e chissà mai quando verrà pagato. E situazioni così sono all’ordine del giorno. In alcune scuole ci sono stati casi di bambini svenuti per debolezza dovuta a insufficiente nutrizione.

Dopodomani inizierà lo sciopero generale di 48 ore proclamato dai sindacati, già oggi scioperano medici pubblici, impiegati della dogana, portuali e molte altre categorie.

La Grecia che non vuole fare “la fine della Grecia” urla ogni giorno per le strade, ogni giorno si legge di politici insultati per strada, aggrediti verbalmente o vittime di lanci di yogurt (qui non usano i pomodori, usano lo yougurt) in ogni città. Qualche giorno fa un parlamentare e sua moglie sono dovuti scappare dal cinema dove si trovavano perché la folla inferocita aveva iniziato a tirare loro di tutto: pop corn, acqua, succhi di frutta.

Ieri tre ministri del partito al governo (sedicente socialista) hanno firmato una lettera congiunta in cui fanno autocritica e denunciano il fatto che la società greca in questi trent’anni dopo la dittatura non è diventata una collettività, ma è un frammentato insieme di interessi corporativi, un mosaico sconnesso edificato da un partito (il PASOK) che ha fatto del clientelismo e della corruzione i suoi principali strumenti di potere.

La Grecia che non vuole fare la fine della Grecia torna in piazza, ma avrebbe dovuto forse farlo prima, quando il diritto era privilegio e il privilegio non si negava a nessuno, o quasi.

Ora è tardi, e la fine è già iniziata, e nessuno è in grado di fermarla.

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