la mia Siria

In questo periodo si parla (purtroppo) molto della Siria, paese dove ho vissuto per 4 anni e dove ho conosciuto e sposato mia moglie. Una parte di me sarà sempre lì, perché lì vivono i suoi parenti che ora sono anche i miei, persone dolcissime che mi hanno subito fatto sentire uno di famiglia e per cui provo profondo affetto. I siriani sono un popolo meraviglioso: generosi, miti e aperti. Vivendo in mezzo a loro si capisce quanto i nostri cliché e la nostra ignoranza siano grandi e banalizzanti nei confronti del popolo arabo, alla sua cultura e al suo modo di vivere e vedere la vita.
Ma dicevo di Damasco. Per me Damasco è anche e il ricordo di una sera di luglio di qualche anno fa, in cui scritti queste poche righe:

Capita, in queste notti calde d’estate, di svegliarsi intorno alle 4. Per non rigirarmi del letto, preferisco uscire sulla terrazza e godermi lo spettacolo della città che sonnecchia ai miei piedi, le luci sul Qassioun sempre illuminate (forse non sono il solo insonne…), rare auto che schizzano sulla strada sotto casa e, verso oriente, un chiarore che inizia a pervadere il cielo. E’ da lì infatti che si iniziano a sentire i primi muezzin in lontananza, e il canto si propaga e si avvicina insieme all’aurora, sembra quasi parte di essa, una luce di canti che investe questa parte di mondo. Su tutto, veglia placida Lucifero, la stella del mattino, che occhiegga tra le antenne paraboliche innalzandosi lentamente ma visibilmente. E’ in questo momento, mentre osservo Venere (Lucifero non e’ nientemeno che lei, e mi viene da pensare come sia singolare il fatto che la dea dell’amore sia stata posta astronomicamente in relazione con il demonio, ma forse e’ solo un caso…), che dalla porta appare mia moglie, anche lei sveglia. Mi guarda, sorride e sparisce, per ricomparire poco dopo con un piatto di frutta fresca. Ci sediamo sul divano del terrazzo a mangiare melette e pesche succose, mentre l’alba irrompe defitivamente, e le colline desertiche sopra la città perdono la loro oscurità notturna per assumere a poco a poco le loro sembianze di sempre, ora dune violacee sul cielo cobalto, ma ben presto sinuose linee ocra a levigare l’orizzonte accecante di un’altra giornata di luce, qui a Damasco. Per il momento però e’ fresco e la luce silenziosa e discreta: mi godo le pesche con Maysa, dolci e vellutate.

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