il milione di Marco Polo, ovvero: gli ombelichi del mondo

Tempo fa lessi un libro che può sembrare strano e poco comune, Il Milione  di Marco Polo.  Mi aveva sempre incuriosito, questo personaggio che tutti conoscono (spesso quando vivevo in Siria, al sentire il mio nome, molti aggiungevano “Marco Polo!!”) ma di cui penso pochi abbiano letto davvero l’opera. Ebbene, se siete tra i molti, come me, che non l’avevano fatto, vi consiglio di farlo quanto prima (ci sono edizioni ben fatte ed economicissime, poco più di 5 euro), perché è davvero una lettura emozionante, un vero e proprio viaggio nello spazio e nel tempo, l’avventura incredibile e reale di un uomo che, dapprima per ragioni commerciali, si addentrò poi nelle provincie più remote del regno mongolico di Kublai Kan anche spinto dalla propria inesauribile curiosità e voglia di conoscere (“li vizi umani e il valore”, direbbe l’Ulisse dantesco…,ma questa è un’altra storia). Leggendo le cronache di Polo, spesso scarne ed essenziali quanto, forse proprio per questo, affascinanti, ho pensato a cosa potesse significare, per un uomo del suo tempo, proveniente dalla Serenissima, allora centro commerciale del Mediterraneo, e per lui sicuramente centro del mondo conosciuto, spingersi in territori così lontani e diversi, viaggiare per tre (3) anni fino a raggiungere “Camblau”, la Pechino di allora, capitale dello sterminato impero del Gran Kan, sovrano sanguinoso e allo stesso tempo illuminato, tollerante quanto spietato, sicuramente intelligente, certamente incuriosito  e ammirato di fronte alla vivacità d’ingegno del giovane veneziano, a cui affidò via via incarichi sempre più importanti. E sembra di vederlo, il giovane Polo, sembra davvero di leggerle, le sue cronache al Kan scritte dalle provincie più sperdute dell’impero, al ritorno da mesi e mesi di cammino, tra foreste impervie e “cittadi e castella” ben costruiti, sembra di vederlo girare maliziosamente il capo di fronte alle belle orientali (“havvi donne belle, la carne bianca, e sono eleganti e ben fatte” dice più volte nel suo libro), o a curiosare tra le bisacce dei viaggiatori, tra le stadere dei mercati, nei sacchi di juta ai bordi di strade affollate da un’umanità varia e variopinta (uomini che si dipingono il corpo nelle foreste della Concincina, o che vanno a tatuarsi da esperti tatuatori nelle città del “Catai” orientale). E le usanze spesso crudeli ma anche sfarzose o incredibilmente delicate dei Mongoli (accenno solo al “matrimonio dei giovani morti” da parte dei genitori di bambini morti che vengono “fatti sposare” nel periodo in cui, se vivi, avrebbero raggiunto l’età giusta, le loro effigi che vengono bruciate in una cerimonia solenne, le volute di fumo delle due immagini che salgono al cielo fluttuando unite nel vento, in un delicatissimo ed etereo amplesso), tutto un mondo, o meglio tantissimi mondi ignoti ai suoi contemporanei e che lo stesso Polo visita e descrive con l’entusiasmo e lo sguardo limpido e stupefatto di chi credeva di vivere al centro del mondo e invece scopre che il mondo è molto più grande della nostra capacità di conoscere, e che di centri ne ha tanti, tante quante sono le culture, le usanze, le civiltà…

Ed anche ora, che dovremmo vivere in questo tanto celebrato villaggio globale (che poi non è altro che un rione troppo vasto e chiassoso, dove tutti gridano e nessuno ascolta), anche ora che di terrae incognitae non ce ne sono ormai più, sarebbe bello che anche per noi uomini del XXI secolo ci fosse un Marco Polo a ricordarci che non esiste un centro del mondo e tutto il resto è periferia, che la Terra di ombelichi ne ha parecchi, e cittadi e castella, e non dovremmo esaurire la nostra voglia di conoscere, di capire, di vedere. Ma non alla tv, ché la televisione non cerca più altro che la rappresentazione della rappresentazione, la fotocopia di una bella copia scritta a bella posta, per fini specifici.

E per cominciare il viaggio, prendiamo in mano una guida che vale più di ogni altra Lonely Planet, Il Milione, appunto, di Messer Polo, di cui nessuno vide né cercò tante meravigliose cose del mondo.

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