Le affinità connettive ovvero: la strategia del cyborg

Nel suo breve saggio La strategia del cyborg (40k edizioni) Thierry Crouzet prende come spunto uno scritto di Donna Haraway e l’immaginario cyberpunk degli anni ’90, ma a me, completamente digiuno di tali riferimenti, viene piuttosto in mente il nostro Paolo Volponi che in tempi non sospetti già parlava di ibridazione uomo-macchina, preconizzando ciò che poi sarebbe stato in qualche qualche modo codificato e definito da un punto di vista più digitale che meccanico. Ora Crouzet porta questi due tipi di visioni a quello che è il loro sbocco naturale ai nostri tempi: l’interconnessione come caratteristica principale di questa che non è più ibridazione  o simbiosi, ma estensione, accrescimento delle facoltà umane che trovano la loro ideale funzionalità solo se si esprimono in una realtà in cui sia possibile la costante interrelazione tra umani e umani, tra umani e macchine e tra macchine e macchine senza soluzione di continuità, perché altrimenti verrebbe meno il concetto stesso di cyborg: “un umano interconnesso con altri essere umani, senza limiti geografici né di categoria, grazie a strumenti di comunicazione.”
Disumanizzazione dell’essere umano? Al contrario, dice Crouzet, in quanto il cyborg “acquista così una consapevolezza allargata dell’umanità, cosa che lo spinge all’azione per empatia.”

Libro senz’altro interessante, questo di Crouzet, che va letto se possibile parallelamente (o subito prima o subito dopo, come volete) a quello di De Kerchove, La mente accresciuta, il quale in qualche modo completa, integra, “accresce” il coLa Mente Accresciutancetto di cyborg  di Crouzet parlando di una mente che “non è affatto una mente collettiva, è solo connettiva. Vuol dire che la mente singolare si amplia ma non viene sommersa (…) in un’entità monolitica.”

Altra caratteristica interessante del breve saggio di Crouzet è che esso sia stato prima scritto e poi condiviso con dei lettori (sei, per la precisione) che con le loro critiche e osservazioni hanno portato Crouzet a modificare il testo; esse sono  riportate fedelmente come ramificazioni dello stesso, in una sorta quindi di lettura e scrittura polifonica (e ancora torna in mente De Kerchove e il suo “crettore”, cioè il lettore che è parte attiva e non più passiva di quanto sta leggendo)  e comunque di opera “aperta”  coerente con quanto esposto nel saggio da Creuzet, il quale infatti nel suo blog invita i visitatori a utilizzare quello spazio digitale come un vero e proprio atelier in cui ognuno possa apportare il proprio contributo per uno dei suoi futuri libri.

Ho letto questo ebook grazie a The Reviews Engine, la piattaforma dove è possibile a chiunque accedere e recensire libri digitali forniti dagli editori in collaborazione con BookRepublic.it.

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