il berlusconismo è una condizione esistenziale

Io parlo sempre meno di politica, perché con questa politica c’è poco da dire. Posso solo dire che non voterò mai per Berlusconi o i suoi alleati; e visto che ciò che viene offerto dall’altra parte è a dir poco imbarazzante, mi astengo non solo da commenti, ma anche dalle urne, in quanto secondo me ormai è votare un insulto per coloro che hanno combattuto e sono morti perché si potesse farlo, e non viceversa, come pensano altri.

Ma non voglio parlare di politica, l’ho detto. Voglio parlare di berlusconismo. Che non è un fenomeno (solo) politico. Anzi, il fattore politico ne è stato una conseguenza e non certo una causa.
Il berlusconismo è prima di tutto un modo di pensare e di vivere. E’ l’arrivismo e l’ignoranza del parvenu o di colui che pensa che solo per essere riuscito a fare i soldi può permettersi tutto, o il modello di chi i soldi ah se li avesse, farebbe proprio così.
E’ un modo di pensare che pone il denaro, il successo e il potere al di sopra di tutto e tutti, e quando può esercitarli lo fa nella maniera più spregiudicata e volgare.

Il berlusconismo è il disprezzo per chi ti contraddice, il degradare tutto a rissa o a farsa a seconda se fanno comodo una o l’altra, o ambedue. E’ lo scadere della dialettica in barzelletta, del diritto in affare personale, della cultura in accessorio scomodo e sostanzialmente inutile. E’ il culto di un’estetica siliconata e di facciata, di un’etica distorta alla propria amoralità.

Il berlusconismo è il grado zero della sottocultura ed è del resto a ragione che personaggi del suo baraccone mediatico siano deputati e ministri di questo movimento nato come un detersivo e chiamato populisticamente come un peana calcistico. Tutto è, nella sua logica, completamente coerente e consequenziale nel progetto che ha portato un discutibile imprenditore a guidare un paese tra i più industrializzati del mondo: prima il panem et circenses, con da una parte i format sempre più insulsi e volgari delle sue televisioni (che poi hanno influenzato tutto il resto) e dall’altra l’ascesa del suo prestigio personale grazie ai successi della sua squadra di calcio, (il calcio, ecco il vero pane quotidiano per milioni d’italiani); poi la discesa in campo nel vuoto creato dalla transizione tra Prima e Seconda Repubblica, quando i suoi amici-complici erano stati dissolti dal ciclone di giudici bolscevichi e iconoclasti, rei di aver fatto ciò che avrebbe dovuto in effetti essere un risultato sociale, civile e politico e non giudiziario. Ma il popolo italiano era da una parte già lobotomizzato e dall’altra completamente disperso dopo il Big Bang del Muro di Berlino e incapace di reagire in maniera concreta, lucida e intellettualmente e politicamente valida.

Ma il vero problema è che il berlusconismo non si annida solo tra gli adepti del suo fondatore, ma anche tra i suoi cosiddetti oppositori, anche loro in maniera determinante correi, accecati  dal suo culto della personalità tanto da avere fatto del personaggio un’ossessione, un totem in negativo sul quale riversare tutta la loro frustrazione e l’incapacità di contrapporre una prospettiva alternativa non tanto di tipo politico, quanto soprattutto esistenziale. Un progetto di un diverso e nuovo umanesimo, un’esperienza di vita da condividere tra sodali e non da complici; un paradigma di società veramente diversa, in cui ogni gesto quotidiano sia davvero un tassello indispensabile per la propria stessa esistenza e credibilità. Un comportamento e una visione scevra da ambizioni meschine, da individualismi aggressivi, da esasperazioni di ogni tipo.
Perché il berlusconismo non si combatte con primarie fasulle o con manifestazioni in cui si continua a cantare da 20 anni “bella ciao” e poi si torna a casa magari a scimmiottare, solo da un’altra prospettiva, lo stesso berlusconismo contro cui si è gridato fino a poco fa.

Il berlusconismo non si combatte con la politica se non in seconda battuta, così come politicamente  esso è nato solo dopo essersi preparato accuratamente il terreno nel tessuto sociale.

Bisogna coltivare semi nuovi, che fecondino una terra da decenni rivoltata con l’intento di avere non un raccolto fertile, ma solo un’arida acquiescenza.

Devo dire che sono poco ottimista, perché non vedo assolutamente nessuna figura in giro a cui si possano riconoscere, in battere e non in levare, le stesse caratteristiche che hanno reso Berlusconi ciò che è: un indubbio carisma, la capacità di capire come usare le persone, una visione ad ampio raggio del proprio operato.

E, soprattutto, un seguito abbastanza ampio di gente disposta ad accogliere e far suo un modo di pensare così in contrasto con quella che comunque è la natura umana. Rapace, egoista e incline alla menzogna.

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2 thoughts on “il berlusconismo è una condizione esistenziale

  1. Les historiens doivent être sensibles à la règle, ils écrivent XVe siècle et 2e édition, en remontant le e, (ce que je ne sais pas faire). Il y a des règles très strictes pour présenter les bibliographies, il n’est pas question de mettre des majuscules, des italiques ou des guillements ou des soulignés n’importe où (et je ne plaisante pas !);prrsquo.aJprécie&ais moi aussi que les caractères de ce blog ne soient pas en gras, cela permettrait de s’amuser un peu plus !!!

  2. eccolo qua, il buon vecchio uomo per bene. Hai ragione su tutto, e per approfondire il discorso suggerisco due libri. Il primo è un romanzo e si intitola La battuta perfetta, di Carlo D’Amicis (Minimumfax), la mente redattrice della trasmissione Fahrenheit di Radiotre. Il secondo è Il corpo del capo, di Marco Belpoliti (Guanda), illuminante saggio sul berlusconismo anche e soprattutto psicologico.
    Il primo, in particolare, ci mette faccia a faccia, in maniera a tratti sarcastica a tratti dolorosa, con quella parte di noi che è berlusconi, con il nostro bisogno sempre maggiore di “essere approvati dall’altro”, visti dall’altro, amati dall’altro che amiamo, ma di un amore del tutto contorto.
    Impossibilitati a riconoscerci in grandi idee, ideali o principi, dobbiamo necessariamente ricorrere all’altro ed al suo sguardo. Emblematico è il fatto che Berlusconi disse, realmente, che “lei è una bella fica” è il più grande complimento che gli sia stato fatto. Un discorso complesso che, leggendo il romanzo, appare in tutta l’evidenza che la letteratura, anziché la saggistica, riesce a dare.
    Quel che tu dici è verissimo: bisogna costruire una società civile e non una forza politica. Una società culturale. E’ possibile? Non lo so. Vero è che molti giovani si stanno raggruppando sui nuovi strumenti mediatici attorno ad esigenze e principi basilari, come l’acqua di tutti, la sostenibilità. Se andrà avanti così, allora sì, sarà possibile: una nuova politica fatta non da chi vuole entrare nel palazzo, ma chiuderlo per sempre.
    Amen 🙂

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