“il panchinaro” – e ci si commuove anche con il kindle

Il tempo di un viaggio nella metro più lungo del previsto. E quell’imprevisto mi permette di leggere il breve racconto “Il panchinaro” e di uscirne con un sorriso e un groppo alla gola. Il sorriso perché quando leggi qualcosa di bello ti senti anche tu migliore, quasi fosse merito tuo; il groppo alla gola perché Il panchinaro è una storia delicata e poetica che tocca corde della sensibilità che sento molto mie, quelle della perdita dell’infanzia e allo stesso tempo della solitudine della vecchiaia. Due momenti di estrema fragilità dell’essere umano, in cui essere soli è ancora più pesante e il bisogno di condividere ciò che si vive più forte.

Ho letto il racconto d’un fiato, dal mio kindle, perché la casa editrice che lo ha pubblicato, 40k, è un editore esclusivamente digitale. E a chi accusa gli eReader di essere oggetti freddi e senz’anima, a chi sostiene che il libro di carta dà sensazioni che un ebook non può dare, a costoro dico di leggersi storie come questa, perché così capiranno che emozioni e tecnologia possono andare d’accordo e, come dicono anche altri molto più autorevoli di me, il contenuto prevale su tutto.

Insomma, le belle storie non hanno un  supporto che sia più adatto di un altro; si reggono su stesse, e a noi tocca solo la fortuna di trovarle, ogni tanto, appese ad uno scaffale o ad un byte, e leggerle.

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