gli emotivi e i razionali. orazion picciola su paola caruso.

A volte è utile confrontarsi con chi la pensa diversamente da te. Dico a volte perché quando l’altro si esprime per malafede, pregiudizi ed è volutamente indisposto ad ascoltare, allora  il dialogo è sconfortante. Anzi, non c’è proprio dialogo. Però quando si ha a che fare con un bel contraddittorio si ha sempre da imparare qualcosa sul punto di vista dell’altro. Perché, appunto, è una prospettiva diversa da cui vedere le cose.

Sul caso di Paola Caruso ho sentito (o meglio, letto) diverse posizioni e, a parte quelle dettate da malafede ed aperta ostilità aprioristica, credo sia possibile distinguere nella diatriba due gruppi ben distinti : gli emotivi da una parte, i razionali dall’altra.

Chi ha espresso infatti immediata solidarietà a Paola è stato accusato di aver agito per impulso, di pancia, come si dice, senza analizzare bene le ragioni e le conseguenze del gesto di Paola, la quale a sua volta è vista come la campionessa dell’emotività, con il suo gesto che di razionale (e molti dicono: di ragionevole) sembra non abbia niente.

Io, lo dico per chi non l’avesse capito, sono un emotivo, ma non è un vanto. Non è un vanto finché ho privilegiato l’emotività senza gestirla poi con la ragione. Però, quel poco che sono riuscito a ottenere nella vita (e dico poco ma è tutto: la mia famiglia, una casa, un lavoro) l’ho ottenuto partendo proprio da colpi di testa che tutti avevano giudicato irrazionali, folli. “Atti sconsiderati” dettati dalla mia notoria emotività. Ed era infatti così. Poi, però, a differenza di quando ero più giovane, ho saputo inserire una dose di razionalità sufficiente per gestire quei salti nel vuoto e renderli fruttuosi.

Non vorrei farla lunga e tediare, ma in sostanza il discorso penso possa essere riassunto così: per convincere una persona razionale devi tracciare il percorso minuziosamente, mapparlo e prevedere  ogni mossa, ogni eventualità. Ma si sa che serve a ben poco, perché l’imprevedibile è sempre in agguato. L’0rizzonte del razionale è limitato proprio dalla sua razionalità, che non gli permette di vedere altre soluzioni se non quelle che sono visibili (ma le soluzioni si creano, anche). Da parte loro, gli emotivi è facile convincerli, più difficile vederli però perseverare, perché subito trovano altre cause, altri impulsi che li trascinano altrove.
Ma razionalità ed emotività non sono necessariamente in collisione, come molti tendono a pensare (e asserire). Devono convivere, secondo me,  all’interno del nostro agire, perché spesso senza l’impulso istintivo non si riesce a intraprendere qualcosa di importante, ma senza razionalità non riusciamo a gestirlo e portarlo a termine. Insomma, parafrasando l’Ecclesiaste, “c’è un tempo per l’istinto e uno per la ragione. ”

Personalmente ritengo che per Paola sia giunto il momento di iniziare a gestire con lucidità quanto ha ottenuto finora. Che non è ancora tutto ciò che voleva, ma non è nemmeno poco. E se l’ha ottenuto è stato proprio soprattutto grazie alla sua parte emotiva, instintiva, che  le ha dato quell’incoscienza che molti chiamano coraggio, molti altri pazzia (se non peggio). Che si tratti veramente dell’uno o dell’altra, Paola lo deve dimostrare ora. Ragionando bene sui passi da fare e come farli.

E a stomaco pieno, si sa, si ragiona sempre meglio.

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