una crisi tutta greca (?)

Senza la presunzione di aver capito tutto di un paese in cui vivo da ormai quattro anni, una minima idea di questa crisi me la sono fatta anche io, qui da Atene. Suddividerei la questione in diversi ambiti, che vanno da quello più macroeconomico a quello più micro, per dirla come quelli che capiscono veramente qualcosa. La domanda di base è: come può una nazione di poco più di 10 milioni di abitanti avere un debito di centinaia di miliardi di euro?

SPESE PUBBLICHE
A parte il mal comune degli sperperi nel pubblico impiego, che a quanto pare conosce, in maniera maggiore o minore, ogni paese europeo, forse non tutti sanno che la Grecia spende per gli armamenti più degli Stati Uniti, devolvendo ogni anno quasi il 5% del suo PIL a sottomarini, aerei militari e spese per il mantenimento di una macchina militare che non sarebbe stata giustificata nemmeno ai tempi di Pericle né di Alessandro Magno.
Perché? Per il nemico alle porte, per mammaliturchi che sorvolano “in modo provocatorio” quasi quotidianamente i cieli della Grecia (ma ci vuole poco, visto che alcune isole greche sono molto più vicine alla Turchia che al Peloponneso) e soprattutto per la questione di Cipro, che avendo io vissuto anche in Siria, ho notato che qui è sentita un po’ come una sorta di questione palestinese in salsa ellenica.
Il risultato di ciò è che, se da una parte si vara una manovra di austerità nei confronti degli impiegati pubblici e pensionati, dall’altra si paga contemporaneamente qualche miliardo di euro per l’acquisto di 5 sottomarini dalla Francia (o dalla Germania, non ricordo bene).

SPESE PRIVATE
Il greco medio, come molti che hanno vissuto anni in povertà e comunque in situazione economica molto disagiata, ha vissuto l’ascesa economica del suo paese in maniera euforica e ha iniziato ad avere un tenore di vita molto al di sopra delle sue possibiltà. Chi pensa che questo succeda anche in Italia, sbaglia. Gli italiani sostanzialmente sono e rimangono un popolo di formiche. I greci invece assomigliano più agli statunitensi: hanno almeno 3-4 conti bancari e altrettante carte di credito (qui le spese bancarie, c’è da dire, sono molto inferiori a quelle italiane, anzi sono nulle). Ci sono casi di famiglie monoreddito che si trovano con due mutui immobiliari più uno per la macchina e magari il mutuo per pagare i mutui fatti, in un folle gioco di salvadanai-matrioske che li strozza a fine mese, quando più di due terzi dello stipendio se ne va per questo.
Con l’arrivo di una crisi come l’attuale, ovviamente questi risparmiatori poco accorti si trovano nella melma fino al collo, per dirla in maniera gentile.

CORRUZIONE ED EVASIONE FISCALE
Anche questa, nei paesi mediterranei, non è un qualcosa di inedito, però qui in Grecia ha discrete proporzioni. Tornando agli impiegati pubblici di cui sopra, ce ne sono alcuni che sono stati assunti nei decenni precedenti per la sola ragione che, per dire, la madre di uno di loro è andata dal suo paesino nella regione di Elea (per dire) nello studio del parlamentare tal dei tali eletto in quella provincia e ha piantato un casino finché il parlamentare per togliersela di torno ha assunto il figlio e lo ha piazzato in qualche remoto ufficio pubblico a prendere contributi quasi pari al suo stipendio, non eccelso ma rimpolpato non di poco dai suddetti contributi (che il privato non ha). Senza contare che qui solo gli impiegati pubblici hanno diritto alla liquidazione (quindi al tfr), quelli privati no, o perlomeno se non vengono cacciati dal boss.
Ma la corruzione si inalvea in ogni meccanismo della vita quotidiana: per la patente si pagano dai 200 ai 400 euro, per un servizio ospedaliero (di cui si ha diritto, in quanto elargito dagli ospedali pubblici e quindi coperti dalla cosiddetta mutua) un medico può chiedere una bustarella per “facilitare” le cose, sia che si tratti di un parto o di una prostata. E la bustarella va dai 6-700 euro fino a cifre molto più alte, a seconda del “prestigio” del medico e del tipo di operazione cui ci si sottopone.
A tutto ciò si aggiunga la corruzione dei funzionari che dovrebbero controllare le imposte, facilmente raggirabili versando una congrua cifra nelle tasche del solerte ufficiale fiscale.
Con il risultato, emerso di recente, di medici professionisti con studi nel quartiere più elegante della città che dichiarano 10mila euro all’anno, ma anche 6mila, 3mila, fino al caso più vergogno di dichiarazioni di 300 euro annuali (avete letto bene, annuali). E tutto questo nella più completa impunità. Purtroppo qui, come in Italia, l’evasione non è vista come una colpa da evitare, ma come una furbata d a imitare, quando e se possibile. Una faccia, una razza.

MANOVRA ECONOMICA DISCUTIBILE
Le misure prese dal governo Papandreou (e non condivise nemmeno da alcuni suoi ministri), si dice, possono sembrare giuste o ingiuste, lui stesso ammette che sono ingiuste, ma, alla fin fine, nessuno può negare che siano necessarie. Però è anche lecito chiedersi: perché da una parte mortificare la già misera pensione di anziani che prendono 600 euro al mese (ai quali si abbassa sia la 13ma sia la 14ma) e dall’altra non dare il buon esempio togliendo la 15ma e 16ma (sì, avete letto bene anche ora) agli impiegati parlamentari nonché ai parlamentari stessi? Gente che, detto per inciso, ha singolarmente stipendi mensili pari a quelli di quasi due decine di lavoratori medi messi insieme. Quindi il taglio sarebbe limitato per numero di impiegati sì, ma non certo per entità di denaro.
Il clero, come ovunque, qui ha ricchezze immobiliari ingenti e, siccome la Grecia è uno stato confessionale, la chiesa è pagata dalle tasse dei contribuenti. Però ha solo diritti ma non doveri, in quanto è esente (come in Italia, che però non è stato confessionale, ndr) da tassazioni di ogni tipo. A una persona ingenua che crede nella misericordia cristiana verrebbe da pensare: perché, almeno per quest’anno, con la Grecia sull’orlo dell’abisso, il patriarca non si propone di contribuire al salvataggio del suo paese? Papandreou gliel’ha anche chiesto, ma la risposta non solo è stata negativa, ma anche scandalizzata. Amen.

Per tornare alla manovra economica, sia essa giusta o ingiusta, necessaria o meno, dal mio punto di vista ha un difetto fondamentale: non solo deprime il portafoglio della classe media e quindi il mercato, tagliando gli stipendi e aumentando i prezzi, ma soprattutto non crea prospettive, non offre un barlume di speranza. Insomma, cerca di racimolare soldi, ma non guarda allo sviluppo. Deprime e non semina. Con una disoccupazione vicina al 12% e un’inflazione al 4,2% e in continua ascesa, il giovane, il disoccupato, non vedono alcuna luce in fondo al tunnel. Se non quella del prossimo treno che rischia di investirli.

SOLUZIONI
Proprio perché non sono un economista, un esperto o uno che capisce qualcosa, penso che la soluzione da me proposta sia alla portata di tutti e non bisogna aver studiato Keynes o avere Master ad Harvard. Prima di tutto, in un paese di 10 milioni di abitanti di cui la metà vive solo in una città, Atene, sempre più asfissiata e invivibile, anche al primo imbecille come me verrebbe in mente una parola semplice: decentralizzazione. Una capitale non può assumersi l’onere e l’onore di essere l’unico polo funzionale (questa però la conosco: poli funzionali, teoria dei, di un tal Christaller) del paese. Il problema, piuttosto sarebbe: cosa e come decentralizzare? Qui non c’è industria, l’unica risorsa è il turismo. Ecco, appunto: perché i turisti vengono in Grecia? Per il sole. E il mare. Nelle isole c’è anche molto vento. Il vento c’è ovunque, in generale. Dunque, ricapitolando: sole, mare, vento. Tradotto in altri termini, energia solare ed eolica.
A quanto ricordo, c’era un progetto per un parco fotovoltaico nel Peloponneso, zona alquanto depressa, una sorta di Mezzogiorno ellenico solo con più capre e meno abitanti.
Ecco, fare un bell’impianto eolico lì non sarebbe male. Si creerebbero prima di tutto posti lavoro in una zona dove non ce n’è. In secondo luogo la Grecia potrebbe iniziare a produrre energia propria, cosa mica male di questi tempi. Lo stesso vale per l’eolico, magari in un’altra area, a nord, o in una grande isola, come Creta e Rodi, ventosissime.

Puntare sulle fonti energetiche rinnovabili, creare opportunità di lavoro, decentralizzare e dare alla Grecia più punti di riferimento interni, più direzioni verso cui guardare. Non mi sembra una cosa troppo ambiziosa, e comunque la situazione è tale che se non si osa, si soccombe.
Quello che ci vuole, veramente, immediatamente o comunque il prima possibile, è un cambio di mentalità. In chi governa ma anche e soprattutto in quella che in Italia si chiamerebbe “società civile” e qui nemmeno c’è, o è impercettibile. Questa è veramente la grande sfida della Grecia oggi. Ma la parola “crisi”, ce lo dicono i loro stessi avi, ha due significati: quello di “momento difficile” e quello di “momento di svolta”, momento in cui si giudicano le cose fatte in funzione di ciò che si farà.
La vera speranza è che, passata la prima “crisi”, si entri nella seconda, e si decida davvero che è ora di cambiare. Senza rompere niente o dar fuoco alle banche, ché quello son capaci tutti.

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6 thoughts on “una crisi tutta greca (?)

  1. groucho ha detto:

    Grazie Pattymeet (i tuoi complimenti mi fanno piacere in particolar modo, sallo), Lorenzo, Roberta e la mia amica di Friendfeed dall’avatar anodino 😉
    @Roberta, quello che è dici è giusto, ma come ho detto, se non si osa ora, nonostante gli oggettivi ostacoli, nonostante sia difficile, non si oserà più. Puntare su ciò che può offrire un minimo di sviluppo andando anche oltre la ragione e il ragionevole, altrimenti è la fine.
    Per il resto, come hai visto, “fare debiti per coprirne altri” è un modo di fare quotidiano, non solo politico. Che si sia arrivati dove si è arrivati, è solo una legge di causa-effetto, tanto logica quanto assurdamente, come dici tu, ignorata.

  2. roberta ha detto:

    ciao Marco, ti rispondo sull’energia rinnovabile; per ora non faranno nulla, con questa crisi di “debito” non riusciranno ad avere incentivi dallo stato per l’energia, nessuno investirà, c’è inaffidabilità, per cui la cosa non partirà, anche se aveva avuto un accenno qualche tempo fa: troppo poco e irrilevante.
    Per quanto riguarda la questione economica, i tagli sulle spese dovranno esserci , ma in maniera drastica, d’altro canto non si può prendere a prestito denaro e andare a fare delle feste, e ora sperare (come avverrà) essere sollevati dal debito spalmandolo sull’Europa.
    La cosa stupefacente è che non si possono fare debiti per pagare debiti, questo dovevano metterlo in conto prima.
    Lo sbaglio è politico, e i politici sono stati votati.

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