cavia da social netuorc

Ho iniziato, come molti, su Facebook, poi mi hanno fatto conoscere Twitter, infine Friendfeed. Ora sono presente su tutti e tre questi social network. Il web 2.0 permette l’interazione dei tre, e la cosa mi ha permesso di capirli meglio attraverso piccoli esperimenti più o meno volontari, più o meno riusciti. Ma prima, uno sguardo ai tre:


Su Facebook ho 154 “amici”. Alcuni sono parenti (mio padre, mia sorella, cugini di varie gradazioni), altri amici di lunga data, altri recenti. Facebook, del resto, è fatto proprio per questo: rimanere in contatto con gli amici, ritrovarne altri che credevamo perduti nel tempo e nello spazio, ma sostanzialmente ci si parla tra noi. E’ improbabile che l’amico di un amico diventi nostro amico, e del resto abbiamo occasione di “conoscerlo” solo quando commenta i post dell’amico in comune.


Su Twitter ho 72 “seguaci”, pochini per la media del mezzo, e questo è uno dei dati singolari che ho riscontrato. Su Twitter sono stato molto presente agli inizi (come di solito succede), ma ancora cerco di trovare tempo e modo di “twittare” qualcosa. Data la limitazione espressiva caratteristica del social network (non più di 140 caratteri), riservo a Twitter pensieri rapidi, meditazioni istantanee, cazzate-lampo. Soprattutto quest’ultime.

Friendfeed è il più recente dei tre, per quanto riguarda la mia presenza. Devo dire che è stato quello in cui “inserirsi” è stato più duro, ma il numero di iscritti ha comunque raggiunto quota 96 (ai miei primi 100 iscritti brinderò), quindi superiore a Twitter, che frequento da più tempo.
L’inserimento su Friendfeed è stato più duro non solo perché era l’unico social network in cui non avevo amici che mi potevano facilitare l’integrazione, diciamo così, ma anche perché la comunità di Ff è una comunità non direi chiusa, quanto piuttosto selettiva: non di rado si tratta di geek o di gente che smanetta molto, cultura medio-alta, spesso sono persone molto brillanti (almeno quelle che ho potuto conoscere io), attive, di un’intelligenza sagace. Prima di iscriversi ai tuoi feed vogliono conoscerti bene, vedere cosa scrivi a distanza di giorni e settimane. Vogliono, insomma, assicurarsi che si stanno iscrivendo ai feed di uno che vale la pena di seguire e non che ha avuto una trovata intelligente e poi spara solo banalità. E’ una comunità molto attiva e in continua evoluzione, dal momento che è possibile inserirsi in conversazioni di gente che non conosci ma che puoi visualizzare perché uno dei tuoi contatti ha lasciato un commento o un “like”.

Detto ciò: i miei “esperimenti”. Che non sono niente altro che una constatazione degli effetti della cosiddetta “ridondanza”, cioè il fatto che lo stesso messaggio che hai lasciato, per esempio, su Twitter, viene poi visualizzato anche su Facebook e su Friendfeed. La ridondanza ha i suoi pregi e i suoi difetti. I pregi consistono nel fatto che, se hai poco tempo (come me) e non puoi essere presente in tutti e tre i social network, puoi limitarti a lasciare una frase su uno di essi e comparire poi in tutti e tre.
Il difetto è che, a rigor di logica, la diversità del mezzo presupporrebbe diversità di messaggio, o comunque adeguamento dello stesso al mezzo con cui viene diffuso.
In soldoni, se ho una radio, una tv e un sito internet devo usare tre diversi modi di comunicare, uno adatto ad ogni media. E’ vero che qui si tratta pur sempre di social media, ma la loro sostanziale diversità imporrebbe comunque di diversificare il contenuto.
Ed ecco che qui è emerso l’inconsapevole esperimento: ho spesso lasciato un messaggio su Twitter, replicato puntualmente su Friendfeed e su Facebook, e gli effetti sono stati differenti. A volte un tweet ha lasciato indifferenti i miei seguaci su Twitter, mentre magari ha scatenato dibattiti su Facebook e qualche “like” su Friendfeed. Altre volte, cose ignorate da Facebook (quindi dagli amici più “fedeli”) sono state molto apprezzate su Friendfeed, anche da persone che non erano nemmeno miei iscritti, ma che vedevano il mio feed in base a un like di un contatto comune.
Partendo dalla considerazione che le persone dietro i pc sono comunque, diciamo così, simili (e a volte le stesse sui tre social media), mi sono chiesto: cos’è che rende differente l’effetto dello stesso messaggio? Il media attraverso il quale è veicolato? Il media, cioè, crea un contesto più o meno ideale a quel determinato messaggio? La ridondanza, quindi, non è più tanto tale in quanto in qualche modo “filtrata” dal media?
Perché una stessa frase viene da una parte ignorata, dall’altra commentata e dall’altra ancora solo “likata” (che parola orribile, scusate)?
Forse la composizione sociale-psicologica gioca un ruolo in questo senso? Ma quale?
E quanto è quantificabile ogni componente (media-utenti-messaggio)?

Per non parlare di questi stessi post nel blog che riecheggiano in tutti e tre gli altri network.
Ma questo è un altro esperimento che approfondirò un’altra volta. Ciao, cavie.

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Un pensiero su “cavia da social netuorc

  1. ciao. Molto interessante e acuto, come sempre. Credo che i media filtrino inevitabilmente il messaggio. D’altronde, una tua frase identica pronunciata in curva allo stadio, al pub a mezzanotte o in un’aula per convegni sarà letta in maniera differente persino da un pubblico uguale. Questo accade generalmente con il linguaggio, web o non web. Ci sono però anche 2 fattori diversi: il primo è il caso: dove mi capiterà di leggere una tua frase in un dato momento [cit. :-)]? Se su facebook, sarò più portato ad interagire, magari con un semplice “mi piace”, se su twitter dovrò apprezzarlo particolarmente per retwittarlo… su facebook, d’altronde, avrò più probabilità di perderlo, con tutti i miei contatti e tutta la gente che scrive…
    Il secondo fattore è appunto quello tecnico: facebook è senza dubbio più generalista e “cazzone”, ma attraverso il semplice “mi piace” è maggiormente predisposto all’intervento esterno.
    In definitiva, la ridondanza non è esattamente tale, sono d’accordo. E sono convinto che alla fine, smaltita la sbronza, saranno decisivi blog come questo, ovvero baie protette dal vento dove si sa di poter scambiare elementi di sopravvivenza utili per la navigazione in mare aperto
    un bacio

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