note polacche (ma non di Chopin)

Finalmente trovo un po’ di tempo per mettere in ordine gli appunti presi durante il mio viaggio di lavoro in Polonia qualche settimana fa.

LA LINGUA
Sicuramente difficile, è comunque gradevole da ascoltare, un ronzio che prima o poi ti assopisce. Ci sono parole simili all’italiano, al greco, perfino all’arabo. Le immagino arrampicarsi lungo la carta geografica attraverso i secoli, mutando la pronuncia di latitudine in latitudine ma rimanendo riconoscibili, come lineamenti o fisionomie che si perpetuano di generazione in generazione nonostante matrimoni misti, migrazioni, cesure.
Il poeta, la tazza, il caffè, il gesso. Migrazioni che non conoscono gerarchie o privilegi, accorpando termini umili o universali, magniloquenti o quotidiani, passati per chissà quale valico, attraverso quali bocche, condotte da chissà quali mezzi di trasporto – carri, cavalli, eserciti in fuga o invasori, dotti, vagabondi, viaggiatori.

ARCHITETTURA
Prevale il gotico, ma un gotico che non s’innalza, zavorrato com’è dalle grosse pietre usate dagli architetti, pietre più adatte a bastioni e rocche che ad architravi e slanci a sesto acuto. A Torun le chiese mi ricordano quelle che ho trovato talvolta in Scandinavia, a mattoni rossi e facciate che convergono in alto gradatamente, a scalare. Chiese imponenti, mastodontiche, più fabbriche di fede che inni alla gloria.

IL VIAGGIO
Città piene di consonanti, stazioni spesso cadenti, sporche, da cui però escono ragazze magre dagli occhi chiari e il naso affilato. Hanno sguardi di vetro, a volte liquidi, altri incrinati da una leggera tristezza vaga, lontana o così ben radicata nel profondo da sembrare distante. Una tristezza presente ma dimenticata da qualche parte in loro o comunque ignorata, come le cose che siamo abituati ad avere.

Un’auto gialla passa poco lontano, un uomo cammina ai bordi del binario. Una donna anziana attende il bus ad una fermata nella neve. Tutto sembra succedere perché non può far altro.

LE CITTA’
Cracovia è Milano: la Milano più bella, quella degli scorci di via Meravigli, dei palazzi settecenteschi, del Castello Sforzesco, delle Colonne di S.Lorenzo. Il tram che passa tra giardini e parchi sferragliando sul selciato di pavè.
Cracovia è Firenze, anche se solo per un istante, solo per una sfuggente prospettiva dietro la cattedrale che un lampo fugace della memoria ha riportato in superficie, chissà perché, chissà se è solo una cosa mia.
Cracovia è Roma vista da un marciapiede di Via del Corso; non manca niente, c’è anche un’enoteca, e più avanti una trattoria.
Cracovia è bella. Non solo perché lo è, non solo per quello che vedi, ma per l’atmosfera che si respira, per come la cammini, per quello che ti fa venire in mente ad ogni passo, ad ogni palazzo, ad ogni incrocio.
Insomma, è una di quelle città dove è bello anche solo camminarci. Non ce ne sono poi così tante.

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